Binge Drinking. Mondo Liquido #1 – recensione di Greta Di Luzio

Un pesciolino rosso che nuota in tondo nella sua boccia di vetro…
È questa la metafora scelta dai drammaturghi Renata Coluccini e Mario Bianchi, nello spettacolo teatrale “Binge Drinking”, per rappresentare la situazione attuale dei giovani.
Il moto circolare del pesce, allude al circolo vizioso di cui i giovani sono sia vittime che responsabili, perché incapaci di divertirsi senza farsi del male.
Gli autori, attraverso questa interpretazione, denunciano uno dei problemi più gravi che colpisce gli adolescenti di oggi: l’abuso di alcool.
L’opera descrive la vita di quattro ragazzi “normali” durante la settimana. Tutti i giorni sembrano essere uguali: la solita sveglia, la solita discussione con i genitori, la solita noiosa giornata scolastica…
Quando arriva il sabato sera, però, la situazione cambia radicalmente. I protagonisti, impazienti di uscire e “sballarsi”, iniziano a bere fino a star male. Le conseguenze negative di questa azione, non li preoccupa, tant’è che ubriacarsi diventa una dipendenza. Ogni giorno che passa è un giorno in meno che li separa dal sabato sera, e il pensiero di potersi sballare di nuovo, è l’unico che dà un senso alle loro giornate.
Non si rendono conto che in questo modo stanno distruggendo le loro vite, e quando finalmente se ne accorgeranno sarà ormai troppo tardi.
Lo spettacolo si compone di pochi elementi essenziali, ma utilizzati strategicamente riescono a rappresentare la realtà nella sua complessità. Gli attori sono solamente tre, ma si adattano ad interpretare undici personaggi, tra ragazzi, genitori, insegnanti, e il barista del locale in cui passano il sabato sera, cambiando ruolo tramite piccole variazioni dei costumi. Lo scandire del tempo e dei giorni è reso dalla musica e dalle solite azioni quotidiane. Il gioco delle luci permette di evidenziare la scena e illuminare il palco, ma anche mostrare le ombre e gli aspetti negativi dei protagonisti e del tema dello spettacolo. I luoghi si differenziano solo per il contesto in cui agiscono gli attori, perché la scenografia è composta solamente da tre sedie, una vetrata, una boccia di vetro e delle bottiglie, che sono sempre presenti sul palco. È in questo modo che il regista cerca di stimolare la fantasia dello spettatore: facendogli immaginare gli elementi che non sono presenti, e facendolo riflettere sul tema che sta raffigurando, spingendolo a chiedersi “perché”.
Una rappresentazione realistica e verosimile, capace di coinvolgere il pubblico per la sua attualità e per le interazione degli attori con la platea, mostrando come in questo mondo, privo di comunicazione tra adulti e giovani, sia facile commettere errori.
Un messaggio diretto di denuncia e avvertimento nei confronti di tutte quelle sostanze che possono portare alla dipendenza e a conseguenze molto gravi.
Una storia, che ritrae un fotogramma della società moderna, e un problema, che riguarda tutti.

Greta Di Luzio
ITIS Righi

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