You fight!

You fight, che significa letteralmente “Combatti!”, è un titolo originale per uno spettacolo teatrale;  ci siamo mai chiesti noi per cosa combattiamo, per quale motivo e a quale scopo?
Il collettivo Kokoschka Revival ha cercato di dare una risposta a questa domanda attraverso la composizione di uno spettacolo intitolato appunto “You Fight” messo in scena a Zona K, uno spazio culturale che dà particolare attenzione alle espressioni e alle riflessioni contemporanee sul presente. Infatti il collettivo con questa rappresentazione propone un suo punto di vista sulla tecnologia. La regista sceglie di ambientare lo spettacolo all’interno di una piattaforma virtuale poiché desidera sottolineare il fatto che con questa rappresentazione non vuole criticare la tecnologia in generale ma il rapporto intimistico e assolutistico che attua l’uomo con essa.

In questa piattaforma, chiamata  “You fight”, ogni individuo combatte per vivere e guadagnare soldi che riceve sotto forma di crediti. Le due protagoniste si sfidano a Chess Boxing, un gioco dove si alternano boxe e gli scacchi. Su di essa è possibile passare anche del tempo libero, portando così tutti coloro che la utilizzano a trascorrerci la vita intera. Catapulta le persone in un mondo all’apparenza straordinario ma che al contrario nasconde diverse insidie: infatti, costringe una persona a vivere una vita di tipo  virtuale e abbandonare completamente quella reale. Di conseguenza una persona perde ogni contatto con amici e familiari, diventa ossessionata dal proprio cellulare e si isola da tutto ciò che accade intorno a lui. L’unico modo per raggiungere l’autonomia e la serenità è emanciparsi dal telefono e tornare a vivere nella vita reale recuperando tutti i rapporti di amicizia trascurati a causa della tecnologia.
La regista ha scelto di non utilizzare mai dialoghi tra le due attrici ma ha reso la storia attraverso suoni molto concreti e luci a neon che richiamano quelle degli smartphone. La mancanza delle parole simboleggia l’annullamento dell’identità di una persona; difatti un individuo esprime se stesso e ciò che pensa attraverso il linguaggio, se questo però viene meno, di conseguenza viene annientata la persona stessa. Non essendoci dialoghi non c’è un’interpretazione univoca di ciò che accade nello spettacolo, ma sta quindi allo spettatore interpretare secondo il suo pensiero e la sua storia le diverse scene e rielaborarne il contenuto.
Le due protagoniste, nonostante condividano lo stesso spazio reale, non si guardano mai in faccia perché vengono risucchiate completamente dalla macchina, la quale diventa un’ossessione ed un vero e proprio stile di vita. Proprio perché vengono assorbite dalla macchina, una non riesce ad avere empatia nei confronti dell’altra, e di conseguenza non la riesce a capire. Quindi, l’unico modo per capire l’altro ed immedesimarsi in lui, è vedere ciò che vede lui attraverso un particolare macchinario utilizzato dalle due attrici durante lo spettacolo: solo così una persona si può mettere veramente nei panni di un’altra.

Lo spettacolo è  interessante e soprattutto originale perché espone una tematica molto attuale come quella della tecnologia in modo singolare ed entusiasmante attraverso i combattimenti di due attrici, le luci a neon che riprendono quelle dei cellulari e suoni concreti che sostituiscono le parole. Attraverso questo spettacolo si individua la reale problematica conseguente ad un uso sbagliato della tecnologia. Si riesce a capire infatti quanto sia difficile per le due ragazze staccarsi dal cellulare  perché è diventato un mezzo intimo e personale, che entra a far parte di una persona e la caratterizza. All’interno del telefono sono presenti ricordi e pensieri che contraddistinguono ogni persona; il cellulare diviene dunque una memoria esterna e un deposito di ricordi, dal quale risulta impossibile allontanarsi. Il titolo della rappresentazione dà un segnale forte e chiaro: Combatti! Ognuno poi interpreta in modo diverso questo ordine e ognuno sa per che cosa deve combattere veramente ogni giorno. Tutti conoscono la causa tranne le due protagoniste dello spettacolo , le quali, prese dalla disperazione di vivere all’interno di una macchina e dipendere in tutto e per tutto da essa, combattono senza neanche un motivo.

Allegra Boccardi
Liceo Manzoni, classe II D


Visto a Zona K_novembre 2019

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