Quasi Natale

Quando si entra nel mondo del lavoro le occasioni per riunirsi con i fratelli, genitori, cugini e tutti i parenti diventano poche. Non serve trascorrere insieme settimane, sono sufficienti pochi giorni per rievocare nostalgia, ricordi della propria infanzia o talvolta piccole divergenze lasciate in sospeso. In questo contesto si muovono Isidoro, Chiara e Michele, tre fratelli che poco prima di Natele si ritrovano riuniti nella casa dei genitori per volere della madre in fin di vita, che non compare mai fisicamente sulla scena, ma che in un certo senso sarà sempre presente nel misterioso personaggio di Miriam (Silvia d’Amico); che verrà coinvolta nell’intimità della famiglia a tal punto da far pensare allo spettatore che sia una quarta sorella mai conosciuta. La scenografia è molto semplice: ci sono una vecchia tv, una poltrona, un appendiabiti, un ceppo e un albero di natale che si illumina ad intermittenza, tutti collocati su un palco che in realtà non esiste. Gli attori infatti recitano allo stesso livello della prima fila, non c’è una divisione netta tra platea e palco, questo è molto significativo e rende l’atmosfera ancora più intima perché è come se gli spettatori si trovassero sulla scena e vivessero i concitati giorni prima del Natale insieme agli attori. In questa tragedia, che però non manca mai di mostrare alcuni momenti comici che sdrammatizzano, il pubblico si sente emotivamente coinvolto: si preoccupa per la sorte dei personaggi e, così come guardando un film poliziesco spera che l’investigatore risolva il caso, allo stesso modo guardando “Quasi Natale” lo spettatore auspica che presto intervenga qualcuno a ristabilire un ordine all’interno della famiglia. Francesco Lagi, il regista, è riuscito a creare dei personaggi nei quali il pubblico si riconosce: Isidoro (interpretato da Francesco Colella), il fratello maggiore e responsabile che si è sempre preso cura degli altri fratelli e della madre ma di cui nessuno sembra essersi preso cura; Chiara (Anna Bellato), sua sorella, una ragazza impulsiva e talvolta irascibile; Michele (Leonardo Maddalena), il terzo fratello, cinico e talvolta egoista, che vive in viaggio per il mondo e sembra quasi voler concludere in fretta la vicenda per ripartire per un nuovo viaggio di lavoro; ed infine Miriam, una presenza a tratti misteriosa che viene introdotta quasi per caso, ma che in realtà il destino sembra aver voluto portare nella vita dei tre fratelli come anello di chiusura di una catena che unisce i membri della famiglia con gesti semplici e spontanei. A pensarci, è proprio la spontaneità dei gesti, dei dialoghi e della scena a colpire maggiormente lo spettatore, che non si limita a vedere uno spettacolo “finto”; egli rivede la propria vita perché ogni personaggio rappresenta un aspetto del suo carattere, sia che si tratti di una debolezza o di un punto di forza. Alla fine dello spettacolo poi, la semplicità dei gesti sarà ancora la protagonista sulla scena, dove Miriam farà il suo ingresso in modo apparentemente “casuale” impedendo ancora una volta la separazione della famiglia, sempre lasciando sorgere nello spettatore il dubbio che il suo ingresso non si tratti di una semplice casualità ma di un gesto calcolato e voluto.

Matteo Cigada
Collegio San Carlo, classe IV A

Rispondi