Próximo

Próximo, l’ultimo spettacolo del regista argentino Claudio Tolcachir, si apre con due attori in una stanza, uno di fianco all’altro.  I personaggi che interpretano sono, però, lontanissimi.  Pablo è immigrato clandestinamente in Australia, vive nascosto, non ha documenti, non parla inglese; forse vorrebbe tornare in Argentina dalla madre malata, ma non ha i soldi per farlo.  Elian vive in Spagna, lavora col padre sul set di una telenovelas, è benestante.  I due si incontrano sui social e si innamorano.  Quando la vita di Elian viene sconvolta dall’arresto del padre, i due si accorgono di avere più bisogno l’uno dell’altro di quanto pensassero. Pablo ed Elian soffrono la mancanza di contatto fisico: non si possono toccare, non sentono l’odore dell’altro, non possono condividere che la parte della loro esistenza che può passare attraverso un microfono o una telecamera.  Al tempo stesso, hanno paura del contatto: quando Elian si reca in Australia per lavoro e potrebbe incontrare Pablo, non ha il coraggio di farlo.  Alla fine sembra prevalere il desiderio e la necessità di conoscersi nel mondo reale.

La messa in scena gioca sul contrasto tra reale e virtuale: i due recitano vicinissimi, quando in realtà sono a lati opposti del mondo; i computer e i telefoni sono spenti, quando in realtà la loro relazione esiste solo grazie alla connessione digitale; la strada, in secondo piano nella scena, rappresenta l’esterno dove l’altro non c’è ma dove forse sarà possibile incontrarlo.  Lo spazio ristretto, l’insistente squillo del telefono, il quasi senso di oppressione creato dal virtuale si contrappone invece con le loro vere emozioni e il loro bisogno di avere un contatto reale, fisico.
Unico neo dello spettacolo è legato alla relazione pubblico-scena, divisi dalla barriera linguistica dello spagnolo.  La resa e la sincronizzazione dei sottotitoli allontana un po’ lo spettatore dalla scena.  Essendo obbligato a seguire la traduzione, lo spettatore facilmente perde espressioni e gesti degli attori, fondamentali per la creazione di un collegamento emotivo col pubblico, il che un po’ l’immediatezza allo spettacolo.

Ma la domanda chiave dello spettacolo -siamo gli stessi sui social e nella realtà?- tocca da vicino tutti, e soprattutto noi giovani.  Le relazioni costruite nel virtuale sopravviveranno all’incontro fisico con l’altro?  Oppure scopriremo che l’altro virtuale è una finzione?  Se fossimo Pablo ed Elian, avremmo il coraggio di incontrarci?  Sono domande che vale la pena di porsi e uno spettacolo che ci spinge ad una riflessione profonda su questi temi è da non perdere.

Beatrice Calori
Liceo scientifico S. Correnti, classe 3E


Visto al Teatro Franco Parenti (per Zona K)_novembre 2019

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