Padre d’amore, padre di fango

“Padre d’amore, padre di fango” è il titolo che descrive perfettamente la drammaturgia scritta e recitata da Cinzia Pietribiasi presso il teatro ZONA K.
Lo spettacolo è condotto da lei e dalla sorella Giorgia, che lavorano insieme creando un connubio perfetto. Cinzia si muove sul palco accompagnata dalla parte musicale scritta da Giorgia, che si occupa anche dell’aspetto tecnico-musicale. Narra della storia del rapporto di Cinzia con il padre, dal 1979 al 1992. Il padre è un eroinomane e lei si accorge di questo all’età di nove anni. Parla dei suoi dolori, delle sue gioie, dei rapporti umani con i suoi coetanei e con i suoi famigliari. È un viaggio nei ricordi frammentati, e soprattutto nei luoghi della sua infanzia che ripercorre in ordine non cronologico, e che comunque si sposano bene e rendono comprensibile la storia. Lo spettacolo in sé si può definire un’esperienza multisensoriale, unisce lo sguardo, l’olfatto e l’udito immergendo lo spettatore a pieno nella comprensione non solo della storia, ma anche dei pensieri e delle emozioni di Cinzia.

La scelta di utilizzare casette di legno con i nomi delle vie e al loro interno un odore ricostruito da un profumiere ad hoc riesce a far entrare lo spettatore nella storia favorendo l’immedesimazione nei luoghi mostrati. La scenografia è semplice, mobile: uno schermo sul fondo. Sullo schermo vengono proiettati video e foto dei luoghi e delle persone dell’infanzia di Cinzia, oltre ai fatti di rilevanza storica che accadono nel periodo in cui si verificano gli eventi che la riguardano.
Due webcam sono utilizzate per riprendere le scene che sarebbero nascoste allo spettatore, per essere proiettate in contemporanea sullo schermo, fornendo una visione a 360 gradi e coinvolgendo lo spettatore a tutto tondo. Sul palco l’autrice si muove destreggiandosi tra gli oggetti reali che provengono dalla sua vita (giradischi, cartoline, lettere, dischi, ecc.).

Sul palco è posto un tavolo con una mappa, che aiuta ancor più la partecipazione alla storia, che assume una reale collocazione delle vicende narrate. Altro elemento utilizzato è l’albero genealogico, che mostra le persone di cui è composta la famiglia di Cinzia, in particolar modo di quelle che attraversano la sua infanzia. La narrazione è invece molto particolare, utilizza la seconda persona singolare “tu” quando il padre parla della protagonista, e fa sentire lo spettatore quasi parte del dialogo. La colonna sonora della sorella e le performance dell’autrice collegano questi frammenti di spettacolo in un linguaggio  nuovo, facendolo funzionare come un orologio composto da tanti ingranaggi.
“Padre d’amore, padre di fango” è il racconto di una vita, di un’infanzia, segnata da quella che da molti è definita come la piaga degli anni ‘80, l’eroina, lo strumento che in quegli anni distrusse una generazione e che segnò profondamente quelle successive.

Giacomo Bresciani
Liceo Artistico di Brera, classe III F


Visto a Zona K_dicembre 2019

Rispondi