L’indifferenza (1)

L’occidente sta morendo: inventiamo l’inutile e dimentichiamo l’utile, siamo distratti da mode passeggere e lasciamo da parte i rapporti umani, siamo tanto ‘’social’’ quanto asociali. Abbiamo perso l’abitudine al dialogo, non ci confrontiamo e teniamo emozioni e pensieri dentro di noi con il rischio di esplodere. Ma Franco (Luca Mammoli) e Anna (Valeria Perdonò), i due coniugi protagonisti dello spettacolo L’indifferenza, vengono costretti a parlarsi  veramente da un personaggio bizzarro e misterioso: Aldo, interpretato da Woody Neri. Pablo Solari (lo scrittore e direttore dello spettacolo) attraverso il personaggio di Aldo, fa riaffiorare nella mente di Franco dei ricordi dolorosi, dei ricordi di un passato violento, ignobile e macabro che insieme alle deboli luci di Fabio Bozzetta e alla musica incalzante di Alessandro Levrero catturano ipnoticamente l’attenzione dello spettatore. La scenografia di Maddalena Oriani è semplice e immediata in tutte le poche scene che si succedono velocemente nel corso dello spettacolo. Colpisce il ripetuto accostamento di alcuni oggetti e riferimenti religiosi ad atti di profonda brutalità: gesti di reale, crudele e macabra violenza paragonati a miracoli divini e scene di ripetuti e crudi assassinii compiuti sotto il pietoso sguardo del crocefisso; il sacro e il profano si scontrano provocando un’ondata di angoscia e liberazione.

Franco e Anna trovano nel dialogo l’unica luce capace di rischiarare le tenebre delle loro difficoltà causate da una società decadente che come unica forma d’arte viva ha la fantasia nella vendetta e nella guerra, che rinchiude il frutto geniale e inestimabile degli artisti del passato in teche funebri di musei cimiteriali: l’arte dell’inanimato. Grazie al dialogo i due amanti imparano a conoscersi veramente, imparano ad amarsi veramente ma soprattutto imparano a vivere veramente superando, così, l’indifferenza. Comprendono che la monotonia della vita domestica quotidiana ha distrutto la melodia incostante e allegra della vita trasformandoli in morti che distruggono invece di creare; affrontando insieme le paure, gli sbagli e il passato traumatico finalmente assaporano l’ebbrezza di sentirsi vivi ‘’come una bambina che sente il proprio sangue che esce da dentro e in quella sensazione, in quell’odore, si sente viva’’.

Elia Francesco Galasso
Liceo scientifico A. Einstein, classe 3B    


Visto a Teatro i_dicembre 2019 

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