If, If, If then

If, If, If then. Cosa aspettarsi da una performance con questo titolo? Ecco svelato il mistero: danza improvvisata, mista di street dance e contemporanea, accompagnata da musica elettronica europea.

La performance si svolge nel corridoio principale della mostra Più nessuno da nessuna parte di Cesare Viel, un artista contemporaneo che espone al PAC. Proprio per questo motivo ho trovato geniale la scelta del luogo, una danza contemporanea in una atmosfera contemporanea. L’esibizione mi ha colpita, mi ha lasciato emozioni insolite. I tre artisti appena entrati mi hanno trasmesso emotività: si esibiscono all’interno di un cerchio di circa 100 persone, tutti gli occhi puntati verso di loro, entusiasti di vedere ciò a cui stanno per assistere per circa 40 minuti. Si vede dal loro sguardo che sono un po’ tesi, allo stesso tempo emozionati, ma sicuramente determinati su quello che stanno per fare, sono sicuri di loro, delle loro capacità.
Sinceramente non so cosa aspettarmi, attendo solo che inizino a ballare. E così fanno, anche se in maniera insolita. Sono distesi sul pavimento di parquet, un po’ freddo. I primi movimenti lasciano perplessi, sembra quasi una danza primitiva e robotica, qualcosa di confusionario, di disordinato, di scoordinato, aumentato dalla musica e dalle luci, un po’ come quello che succede nella testa di noi adolescenti: non sappiamo cosa stia succedendo, non sappiamo come reagire. Questo è quello che mi trasmettono i primi venti minuti: pensieri, turbamenti, confusione, agitazione, ma allo stesso tempo calma, mi sento confortata dal fatto che anche l’arte, sia coreutica che intesa come propria, in quel momento stia provando le mie stesse emozioni e sensazioni.

A un certo punto la performance sembra ripetitiva e monotona, così mi concentro sugli sguardi; non mi importa di chi siano o dove siano puntati, quelli che mi colpiscono li osservo e cerco di decifrarne il significato. Naturalmente non posso evitare di scrutare quelli dei tre artisti. In quasi tutta l’esibizione non si tolgono gli occhi di dosso, e tramite essi comunicano, grazie a una semplice occhiata capiscono cosa l’altro ha intenzione di fare. E io riesco a intuire le loro emozioni, vedo nei lori occhi preoccupazione, paura, felicità, spensieratezza, libertà, sensazioni tra di loro contrastanti ma non per questo non vere e sincere. Sento in loro forza e determinazione, devono portare a termine questa performance e lo stanno facendo con spensieratezza, se la godono. Questo mi ha fatto ragionare su come andrebbe presa la vita, spesso bisogna improvvisare, proprio come stanno facendo i performer, talvolta non si sa che direzione prendere, cosa fare e così perdiamo attimi, ma dobbiamo imparare a goderci ogni istante e renderlo emozionante; dobbiamo pensare di essere sempre su un palcoscenico ed esibirci, però con entusiasmo, senza ascoltare ciò che la gente pensa, senza preoccupazioni. Dobbiamo vivere la vita sorridendo e apprezzandola.

Tutto questo è quello che ho percepito dai loro sguardi e dal loro viso, che è sempre con un sorriso stampato sopra. Sono emozionati, emozionati di quello che stanno vivendo in questo momento. Oltre ai loro sguardi, osservo quelli delle persone accanto, o di fronte a me: c’è chi è perplesso, chi distratto, chi attento ai minimi particolari, chi più concentrato sulle opere esposte, chi invece spazzato via in un altro mondo dalla musica. Ogni persona qui presente prova emozioni diverse, alcuni pensando alla performance, altri invece pensando ai fatti propri. Questa esibizione non è propriamente il mio genere, dal punto di vista coreutico non mi tiene per molto tempo concentrata e incuriosita, ma nonostante questo vado via piena di emozioni e pensieri, sono stati sicuramente gli sguardi che ho intercettato, le emozioni che ho letto, l’atmosfera particolare e insolita, ma penso anche che i protagonisti, come anche il coreografo e gli ideatori, siano stati davvero straordinari nel riuscire a suscitare in me così tante sensazioni, tra di loro anche contrastanti.

Francesca Sartori
Liceo Artistico U. Boccioni, classe 2G


Visto al PAC di Milano per Danae Festival_ottobre 2019

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