Imprevedibilità, altruismo e soldi: The Money di Kaleider

Curioso e innovativo, The Money di Kaleider si presenta come una nuova forma di intrattenimento teatrale che si traduce in uno spettacolo interattivo capace di infrangere qualsiasi barriera col pubblico.

Il tema principale è quello del denaro, del suo valore e dei suoi possibili impieghi. In sessanta minuti un gruppo di persone deve raggiungere un accordo unanime su come usare la somma a disposizione. Tale apparente libertà di scelta è tuttavia limitata da alcune condizioni il cui unico scopo sembra essere l’ostacolare l’intesa tra i partecipanti. Il risultato che si ottiene è una performance difficile da definire, un ibrido tra un gioco e uno spettacolo, dove la finzione -elemento caratterizzante del teatro – viene però a mancare. Tutto è reale, tanto da permettere la totale immersione nella vicenda anche da parte del pubblico dei cosiddetti “testimoni silenziosi”, che – ahimè – il più delle volte non si sono dimostrati poi così silenziosi. Il pieno coinvolgimento è garantito dalla possibilità di entrare a far parte dei Giocatori in qualsiasi momento dello spettacolo pagando una certa somma (sempre money).

Il confronto che si viene a creare permette al pubblico di conoscere la psicologia di ogni individuo coinvolto e di seguire da vicino i vari ragionamenti; mette poi in luce le priorità di ognuno e la lungimiranza di chi, avanzando una proposta, si dimostra capace di prevederne la fattibilità, l’utilità e le conseguenze. Di fatto, il rischio del disporre di una cospicua cifra di denaro è la svalutazione dello stesso: una volta ridotte le possibilità di investimento dalle condizioni poste all’inizio del gioco, ogni idea che le rispetti sembra buona per spendere, senza considerare che un’eventuale rinuncia a spendere subito il denaro permetterebbe ai futuri giocatori di usufruire di una somma maggiore e avere quindi un maggiore impatto con il loro intervento.

Nel caso della performance di venerdì 22 febbraio a Zona K, la scelta di usare gli oltre mille euro per acquistare libri da donare a una scuola in difficoltà mi è sembrata adeguata e apprezzabile: l’intervento in campo culturale ed educativo non è certo da disdegnare e porterà senza dubbio a un miglioramento dell’ambiente scolastico sebbene non sia stato, in un primo momento, accolto con entusiasmo da tutti i giocatori. Tra chi criticava lo scarso impatto nell’immediato e chi presentava altre proposte, ha avuto un ruolo importante nella resa dell’intero spettacolo l’intervento, a pochi minuti dalla fine, di una testimone silenziosa che si è aggiunta al gioco quando ormai tutti avevano raggiunto l’accordo. La sua presenza e il suo ulteriore suggerimento hanno disorientato il pubblico tanto quanto i giocatori, che vedevano in pericolo la loro decisione costata sessanta minuti di dialogo. La tensione generatasi da tale inaspettata entrata in scena e dall’imminente scadere del tempo ha rotto la monotonia della discussione e creato una situazione teatrale quasi degna di un dramma: il nuovo giocatore, avanzando la sua proposta, appare in questo momento come la figura di un antagonista che potrebbe rovesciare i giochi e vi rinuncia solo alla fine.

D’altra parte in un contesto del genere, dove la motivazione morale e altruistica tende a prevalere sul singolo interesse economico, può anche manifestarsi una forma di egocentrismo propria di chi vuole proporre l’idea migliore nella speranza che venga lodata e accolta con entusiasmo dagli altri. In particolare fa riflettere che si possa essere disposti a sostenere un costo monetario per esprimere le proprie idee morali quando ciò consente, allo stesso tempo, di soddisfare un certo desiderio di protagonismo. Ultimo fattore che ho molto apprezzato dello spettacolo è stato il contributo dei ragazzi che, freschi e spontanei, hanno vivacizzato il dialogo con interventi spiritosi, volti essenzialmente al riso, ma capaci anche di far riflettere sul tema dell’egoismo, tendenza innata in ognuno di noi che ci spingerebbe, in un primo momento, a beneficiare del denaro per interessi personali, ma che viene tralasciata per lasciar posto a valori più nobili e meritori, quali la generosità e la correttezza. In sostanza ciò su cui sembra basarsi lo spettacolo sono le possibili reazioni che il parlare di denaro genera in individui di età, idee e interessi diversi. Il vero fulcro della performance, che è proprio ciò che ne determina il grande successo, è l’imprevedibilità dello svolgimento dell’azione e della conclusione del confronto, che, fino all’ultimo, può prendere una piega del tutto inaspettata.

Emma Barile – Classe 3 C, Liceo Classico G. Parini

 

The Money | KALEIDER
Visto venerdì 22 febbraio 2019 

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