Io, studente italiano; io, cittadino europeo

Un tavolo rettangolare con alcuni ragazzi seduti attorno ad esso intenti a tracciare linee su una mappa. In piedi, due donne che li osservano. Potrebbe essere simile a questa una fotografia scattata durante la rappresentazione dello spettacolo School Visit Europe portato in scena negli istituti come il Liceo Classico Giosuè Carducci di Milano dal 1 Novembre 2018 al 15 Febbraio 2019 dalla compagnia Rimini Protokoll. Un “format” – per usare un termine televisivo – tedesco, nato dall’ingegno di questi teatranti teutonici vincitori del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2011, che indaga sul sentimento di appartenenza delle persone all’Europa come continente ma anche come istituzione sociale.

Lo spettacolo si articola in tre fasi: nella prima agli spettatori-partecipanti viene richiesto di tracciare su una mappa del continente europeo in maniera differente il proprio luogo di nascita, il posto più lontano in cui si è stati e quello in cui si vorrebbe vivere. Quindi, col supporto di un dispositivo meccanico atto ad emettere scontrini, ogni membro della tavolata, leggendo quanto scritto sugli scontrini di cui sopra, è chiamato a dare alcune informazioni personali oppure porgere domande agli altri “convitati”. È una fase suddivisa in livelli, seguendo gli eventi salienti della formazione e dello sviluppo dell’UE, dagli anni 50 al trattato di Maastricht. Nella terza ed ultima parte invece, gli spettatori-giocatori, suddivisi in coppie, si trovano a rispondere a nuove domande in forma anonima che possono riguardare temi politici, alleanze oppure l’assegnazione (o sottrazione) di punti agli avversari. L’incontro si conclude amabilmente con la spartizione di una gustosissima torta recante una stilizzazione del nostro continente.

Tramite una rappresentazione fittizia e giocosa della realtà, con una partecipazione totalmente attiva del pubblico ed una mera supervisione delle performer, si ripropone su un tavolo una conferenza  internazionale con una riflessione sulla partecipazione del singolo nella realtà in cui è inserito. Quanto siamo importanti? Lo siamo talmente tanto che se decidiamo di astenerci l’intero sistema si blocca, come un momento di collettivo silenzio richiesto nel corso del gioco teatrale dimostra: si sarebbe potuto interrompere solo se tutti i partecipanti avessero alzato una mano. Ecco che nasce una nuova questione: quanto siamo indipendenti da questo sistema? Ben poco poiché pur non partecipando, pur dando una risposta che non corrisponde al vero, restiamo ugualmente all’interno del gioco interrompendolo o facendolo continuare in una strada diversa ma senza uscirne mai effettivamente. Questo è dunque il punto di analisi su cui soffermarsi, la problematizzazione del meccanismo partecipativo nella sua stessa natura: Posso tirarmi indietro? Quanto mi sento parte del contesto? Ed è attorno a tali domande che si sviluppa questo viaggio, definibile come un nuovo modo per conoscere aspetti magari inediti dei propri “colleghi”, ma anche per esplorare il territorio che ci circonda.

Nonostante la presenza di elementi che stonano con l’ambientazione scolastica (come la denominazione “padrone di casa” da applicare al docente presente, retaggio dell’originale destinazione domestica), tutto questo viene reso particolarmente piacevole dall’atmosfera rilassata che si respira tanto che, una volta terminate le due ore di spettacolo, risulta difficile capire che cosa sia effettivamente emerso da quell’incontro. 

1951: attorno ad un tavolo cinque Nazioni si riuniscono per scrivere il futuro. 2018: una ventina di ragazzi, ancora una volta seduti attorno ad un tavolo, continuano a farlo. 

Daniele De Natale – Classe 2I, Liceo Classico G. Carducci 

 

Schoolvisit Europe | Rimini Protokoll
Visto sabato 17 novembre 2018 presso il Liceo Classico G. Carducci.

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