Remember the dragons…

Lo spettacolo

“Nelle nostre vite ci sono principesse che non attendono altro che vederci agire, solo una volta, con bellezza e coraggio …”

Seduto intorno a un tavolo il pubblico si immerge in universo di favole multietniche e cosmopolite. Protagoniste di Remember the dragons sono 30 misteriose storie raccontate da bambini provenienti da 21 Paesi diversi in ben 15 lingue sottotitolate in italiano: olandese, ucraino, tedesco, spagnolo, inglese, russo, arabo, gujarati, francese, croato, cinese, danese, italiano, ebraico, rumeno.

Come in ogni favola che si rispetti, non esistono confini alla fantasia e la compagnia Berlin si diverte a giocare a cavallo tra verità e finzione con storie che sembrano a volte troppo assurde per essere vere. Come quella della ragazza del Marocco che non sente mai la fame né il dolore e raramente prova il desiderio di dormire o il ragazzo danese che al suo quarto compleanno spera di diventare una ragazza o ancora il ragazzo sudafricano che una notte di nascosto traccia dozzine di cerchi di grano in compagnia del nonno.

Ma come funziona esattamente? Remember the dragons è una performance interattiva che prevede un grande tavolo con 30 schermi e 30 postazioni per il pubblico: uguali storie le storie che verranno raccontate sia ai bambini sia agli adulti, ma diversa la prospettiva del racconto.

La compagnia

Fondatori di BERLIN nel 2003, i registi Bart Baele e Yves Degryse hanno deciso di esplorare il regno del documentario e di lasciare che fossero i luoghi delle loro incursioni a guidare la loro ispirazione. Da questo singolare approccio creativo sono nati due importanti cicli progettuali: Holocene (l’attuale era geologica) in cui il punto di partenza è sempre una città o un altro luogo del pianeta, e Horror Vacui(paura del vuoto) nel quale storie vere e intense vengono districate morbidamente attorno ad una tavola.

“Jerusalem”, “Iqaluit”, “Bonanza”, “Moscow” e “Zvizdal” sono i primi episodi di Holocene, quelli di Horror Vacuisono invece “Tagfish”, “Land’s end” e “Perhaps all the dragons”. Entrambi i cicli sono ancora oggetto di lavoro e ricerca. In particolare, Holoceneterminerà a Berlino, la città che ha dato il nome alla compagnia: qui si terrà il progetto di docu-fiction che coinvolgerà gli abitanti delle città protagoniste degli episodi precedenti. Attiva in 27 Paesi diversi, la compagnia ha una vocazione fortemente itinerante e fluida: i lavori dei Berlin trovano il proprio palcoscenico in teatri, spazi espositivi, festival e location speciali.

Remember the dragons…  è inserito nel Percorso People and Community di Acrobazie Critiche 2019

 

Remember the dragons… Berlin

Remember the dragons…

di Berlin (BE)

un progetto di Zona K e Triennale Teatro dell’Arte

18-19 ottobre 2019 – ore 9.30
20 ottobre 2019 – ore 16:00

Triennale Teatro dell’Arte – viale Alemagna, 6

Acrobatiche critiche flash 

Liceo Volta I G e Liceo Berchet IV E

Per poco più di un’ora lo spettatore ha modo di immergersi nelle storie di alcune persone, all’apparenza lontane e diverse fra loro, muovendosi da uno schermo all’altro: c’è chi alterna la vita fra l’ospedale e il fronte di guerra in Palestina, chi cura i Bonsai con dedizione e impegno.

Lo spettacolo mi ha fatto riflettere molto sulla società di oggi, ma non solo le storie dei vari personaggi, ma anche la scenografia, il fatto che fosse rappresentata su schermi e non sul palco, mi ha fatto pensare non solo alla modernizzazione, e quindi al fatto che stiamo man mano abbandonando le vecchie tradizioni, ma anche al fatto che la
tecnologia sta diventando sempre più importante nella nostra vita, quasi come se noi ne fossimo dipendenti.

Ho trovato particolarmente interessanti le frequenti interazioni tra i personaggi: la donna che cantava a squarciagola, l’urlo del ragazzo che ha zittito le voci dei personaggi degli altri schermi e la cameriera che, passando di schermo in schermo, offriva il tè. Coinvolgente il rapporto che si creava con il personaggio facendoti sentire un tutt’uno. La diversità tra le storie e i loro protagonisti dava l’impressione che intorno a quel tavolo vi fosse seduto il mondo intero.

Il bello di quello spettacolo era, secondo me, che ogni minuto non si poteva prevedere che cosa sarebbe potuto succedere il minuto dopo. I personaggi di ogni spettatore ogni tanto interagivano tra loro, dando l’idea che fossimo in sessanta attorno alla scrivania, guardando a coppie.

Sembrava che gli attori fossero tutti uno di fianco all’altro, nonostante loro dicessero di essere in posti totalmente differenti, questa sensazione era data sia dal fatto che c’era una cameriera che passava da uno schermo all’altro in maniera molto coordinata per offrire il tè, sia dal fatto che gli attori interagivano fra di loro, magari parlando con il vicino o ascoltando tutti uno degli attori che si metteva a urlare o cantare.

Quello che abbiamo visto era vero? Noi partiamo dal presupposto che tutto quello che è presente in un video è reale, ma è davvero così? Il video, lo schermo rappresentano davvero la realtà? E che cos’è una bugia allora?

“E se io ti raccontassi una storia e poi ti dicessi che è falsa tu ci crederesti?” dice una bambina che disegna cerchi nel grano con suo nonno. Alcune storie sono allegre, altre malinconiche perché alcuni bambini non si accettano per quello che sono, come la ragazzina che vorrebbe essere un maschio. Lo consiglierei a tutti i ragazzi che vogliono ancora giocare e a tutti coloro che vogliono sognare e fare parte della “Festa dei Dragoni” dove l’unica regola è mentire.

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