Vous êtes pleine de désespoir – Tommaso Rossi

Redazione/ maggio 22, 2018/ I finalisti, Il concorso di critica/ 0 comments

Lo spettacolo Vous êtes pleine de désespoir di e con Alessandro Bedosti, Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani, andato in scena a LachesiLAB mercoledì 9 maggio, ha fatto nascere in me sensazioni contrapposte, irritanti, ma allo stesso tempo interessanti. Questi contrasti non sono dovuti a un mio particolare gusto in ambito teatrale, bensì alla tipologia di opera costruita per lasciare interrogativi allo spettatore, che deve avere il piacere di provare a risolverli. Parlando con gli attori, prima e dopo lo spettacolo, ho avuto l’opportunità non di schiarirmi le idee, ma di accettare che ognuna delle mie interpretazioni dello spettacolo fosse corretta. Sarà forse più chiaro il mio pensiero dopo una descrizione breve, ma precisa di esso.

La stanza nella quale viene messa in scena l’opera è di pianta quadrata, contornata da muri bianchi e pavimento nero. Al centro di questo pavimento si trova un rialzo bianco che, oltre a essere fondamentale per la realizzazione dello spettacolo, crea un gioco di colori permettendo allo spettatore di focalizzarsi sulla scena. La base sonora, per tutti e quaranta minuti circa dell’opera – escludendo un periodo finale che tratteremo successivamente – è un rumore che ricorda il richiamo di un sirena, la quale è, per la compagnia, l’oggetto causale dell’opera. Nella prima scena Alessandro e Attilio, vestendo tute da lavoro bianche ricordanti quelle da laboratorio, trascinano un enorme sacco di plastica trasparente – contenente quella che poi si rivelerà la sirena – dall’unica porta di entrata e uscita in scena, fino al rialzo bianco. Sempre loro, che si possono identificare come semplici esseri umani, s’interrogano più o meno focosamente sulla natura di questo oggetto. Passano così vari minuti nella rappresentazione di questa ricerca.

Viene successivamente mostrato al pubblico il contenuto del sacco, che si rivela l’attrice Alessandra, rappresentante, come detto precedentemente, la sirena, completamente nuda e ricoperta da un liquame marrone . Rimasto in scena solo con l’attrice, Alessandro, inizia a girarle intorno simulando movimenti classici del combattimento corpo a corpo.

Dopo questa fase di lotta, o comunque di osservazione a distanza, da parte di Alessandro, aumenta nel personaggio l’attrazione, la voglia di approfondire, di scoprire di più riguardo l’entità sconosciuta. Questo passaggio fondamentale è molto forte ed esplicito, infatti, grazie a della tempera rossa, viene messo in scena una sorta di scavo nelle interiora della sirena, simboleggiante l’avidità e la foga di questa ricerca. Quest’aggressione è l’ultima scena dove gli “umani” appaiono, poiché lo spettacolo termina con la celebrazione della figura della sirena che, morta e spogliata di ogni suo mistero, viene accompagnata in una vita ultraterrena da un sonoro religioso. In tutta la parte finale è presente un’altra figura femminile che cammina, senza un’apparente meta, sul fondo della scena.

Risulta evidente come per un’opera di questo genere le interpretazione possano essere innumerevoli. Come Alessandro ha spiegato dopo la performance, più che essere uno spettacolo ciò a cui abbiamo assistito rassomiglia a un rituale o a un quadro di arte contemporanea, dove non tutto per forza ha un filo conduttore, ma sono i singoli messaggi che, presi separatamente e poi uniti, formano un pensiero più vasto non riassumibile in una tematica precisa. Credo quindi che l’analisi di un’opera siffatta debba soffermarsi maggiormente sull’importanza degli elementi in sé piuttosto che seguire un ordine strettamente cronologico.

La figura centrale del “rituale”, e soggetto primario di esso, è sicuramente la sirena. Il suo corpo fin dall’entrata in scena destabilizza lo spettatore che, in uno spettacolo privo di parole, lo identifica come oggetto sostitutivo di esse, senza tuttavia poterne carpire immediatamente il significato. Infatti è solo con lo svolgersi dello spettacolo che diminuisce la sensazione di fastidio provocata dalla sua presenza e, al contempo, aumenta la nostra capacità di ricezione dei segnali mandati da quel corpo.

Il corpo simboleggia lo scoglio che l’umanità deve superare per arrivare a una conoscenza universale, la quale da sempre seduce e attrae gli esseri umani: la lotta rappresenta la continua e strenua ricerca che l’uomo compie per raggiungere questo obiettivo. L’eviscerazione è quindi l’immagine che meglio rappresenta la cattiveria umana. L’uomo, schiavo delle leggi naturali, non riesce a capirle e governarle e non appena ha il beneficio di avvicinarsi e di godere parte della conoscenza, la maltratta usandola per scopi subdoli e malvagi.

L’ultima figura presente in scena, che nemmeno sforzandomi sono riuscito a identificare, è una seconda figura femminile. L’ipotesi che accredito maggiormente vede in questa figura lo spirito angelico della sirena che cammina godendosi la pace dopo la guerra, liberata la sua essenza e raggiunto un maggiore livello di purezza rispetto all’umano. Devo però ammettere che se fossi rimasto fedele solo a ciò che mi ero immaginato, quindi senza considerare informazioni esterne, il quadro che avrei presentato sarebbe stato leggermente diverso. Infatti avevo inizialmente riconosciuto nella ragazza la bellezza interiore della sirena che, ormai non più terrena, si liberava, trasformandosi in qualcosa di piacevole da guardare. Tuttavia nel colloquio finale con gli attori è stato spiegato che questa figura era stata interpretata da diversi attori, sia uomini che donne, ma soprattutto sia anziani che giovani, screditando quindi la mia teoria in partenza.

In conclusione non posso negare che abbia trovato lo spettacolo interessante e piacevole, e neanche che non mi sia divertito nel cercare di capire quale delle mie interpretazioni fosse più affascinante e coerente, ma avrei gradito mi venisse fornita una “soluzione” – anche se a detta degli autori non esiste – al fine di potermi migliorare da un punto di vista di comprensione teatrale.

Tommaso Rossi

3^G – Liceo Einstein

Percorso Performance
Visto Mercoledì 9 maggio a LachesiLAB
Vous êtes pleine de désespoir
di e con Alessandro Bedosti, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
con la partecipazione di Carlotta

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