A tu per tu con il Teatro delle Moire

Redazione/ maggio 21, 2018/ Incontri in #sal8/ 0 comments

“Mettetevi nella vertigine di avere un’opinione”

 

È così che Alessandro Bedosti, attore e danzatore, a conclusione dello spettacolo Vous êtes pleine de désespoir, accoglie le domande dei ragazzi nello spazio LachesiLAB di Teatro delle Moire.

Un’opera vivente, aperta, un “ambiente vuoto per catturare le visioni di molti”, come ha detto lo stesso Bedosti, che ha incuriosito le due classi del Liceo Einstein proprio per il suo aspetto non convenzionale. In scena ad affiancare Alessandro sono Attilio Nicoli Cristiani, Alessandra De Santis e una giovane liceale, Carlotta, la cui figura cambia ad ogni replica.

Due uomini vestiti in bianco con stivaloni di gomma, tute da disinfestazione e grembiuli in lattice trascinano in scena un corpo quasi irriconoscibile, striato di nero, immobile. La visione di questo essere sconosciuto, al centro dello spazio scenico, attrae gli sguardi, seduce, calamita l’attenzione. È Alessandra De Santis quel corpo e, durante l’incontro, racconta la domanda da cui nasce la rappresentazione, senza per questo esaurirla nella risposta: “che cos’è per noi la seduzione? Nessuno dei tre ha pensato all’esplosione della bellezza, ma al fascino di quei corpi che mostrano l’offesa subita, l’inciampo che li ha fatti cadere, il mistero della loro vita imperfetta”.

Per questa specifica rappresentazione Carlotta era lo specchio ideale per la visione dei ragazzi: una coetanea, di un Liceo socio-sanitario, “caduta nello spettacolo dopo un laboratorio”, ha spiegato Attilio. È lei a chiudere la performance che si conclude senza applausi da parte del pubblico.

La richiesta ha suscitato perplessità nei ragazzi: “Perché non applaudire?”.

Ma, di fronte a Vous êtes pleine de désespoir non si può fare altro. È uno spettacolo che richiama un antico rito, una liturgia, certe opere d’arte contemporanea e, proprio per queste sue caratteristiche, “non permette un saluto convenzionale, ognuno ha il suo tempo per dire addio alla figura in scena, un tempo per raccogliersi da solo, con se stesso, prima di uscire”.

Confusione e senso di perdita le sensazioni provate dai ragazzi; cercavano un messaggio, ma non l’hanno potuto trovare: “quello che voi avete o non avete visto nello spettacolo è il benvenuto, può aiutarci in quanto non è un’opera chiusa in un’intenzione. Diteci secondo voi quello che abbiamo fatto in scena”, così Bedosti esorta i giovani spettatori.

“E le fonti?” chiede un ragazzo dalla platea: dall’Acab di Melville all’Ulisse omerico, dalla Madonna del Parto di Piero della Francesca alle donne di Vita d’ospizio di Mario Giacomelli. Ognuna “è una possibilità, ma ogni sguardo è diverso, qui si vede ciò che si ha bisogno di vedere, in una sorta di riposo vigile”, risponde Alessandro.

Quel riposo vigile dello sguardo era stato indagato anche nel laboratorio di Teatro delle Moire a cui i giovani critici avevano partecipato in classe il giorno prima dello spettacolo. Un lavoro sul corpo, sul donarsi agli occhi di chi guarda, sulla propria consapevolezza fisica che ha permesso alle classi non solo di comprendere meglio il lavoro in scena, ma anche e soprattutto di immedesimarsi nel processo creativo di un’opera, nel suo farsi, sentendosi parte della stessa.

Una ragazza, al momento dei saluti, ha chiesto alla compagnia se potrà partecipare al laboratorio e impersonare l’ultima figura in scena in qualche prossima replica. Confusione, senso di perdita, mancanza di un finale definito non hanno spaventato, ma creato molti interrogativi e, così, la libertà nella visione si è rivelata un valore: la possibilità di prendere una posizione rispetto a ciò che si ha di fronte.

Percorso Performance
Visto Mercoledì 9 maggio a LachesiLAB
Vous êtes pleine de désespoir
di e con Alessandro Bedosti, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
con la partecipazione di Carlotta

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