Le Buone Maniere – recensione di Alberto Besozzi

Le Buone Maniere è un vibrante ed appassionato spettacolo che ti rapisce e ti stuzzica trasportandoti nella cella e nella mente di uno psicopatico assassino, Fabio Savi che, coi fratelli della Banda della Uno Bianca, ha ucciso 24 persone e ne ha ferite 108 in sette anni di terrore per l’Emilia Romagna e le Marche.
C’è poco da fare: durante la rappresentazione si riesce tanto ad odiare questo personaggio quanto a provare tenerezza per lui e per la sua pazzia. Michele Di Giacomo riesce ad immedesimarsi totalmente in questa figura misteriosa ed inquietante che con disinvoltura cambia il suo umore da quieto e pensieroso ad incontrollabile e furioso. Di certo, la voce che perseguita l’assassino durante la notte e che si trasforma in una persona in carne ed ossa non gioca a favore di Fabio nel tentativo di riprendere il controllo della sua mente.
Conoscendo l’anima di Savi, si percepisce perfino dell’umanità in lui: nel momento in cui si emoziona nel rileggere Zanna Bianca o nel momento in cui ammira le stelle e le conta, se non fosse per il fatto che arriva a contare sempre a 24, come le vittime delle stragi di cui è il carnefice. Per questo, mentre si conoscono i lati più umani del terrorista, risulta difficile non pensare alla sua vera natura assassina che non può essere tanto facilmente ignorata.
Uno spettacolo degno di nota che ravviva il ricordo di qualcosa di cui le nuove generazioni non sanno nulla.

Alberto Besozzi