AmletoFx – recensione di Paola Arrigoni

“We only said goodbye with words, I died a hundred times.” Con questa canzone inizia lo spettacolo AmletoFx, andato in scena al Teatro Sala Fontana di Milano.
Forse qualcuno potrebbe chiedersi quale sia il legame tra Amy Winehouse e Amleto; o tra questo e Marilyn Monroe. Gabriele Paolocà, regista e attore,  inserisce nel suo spettacolo i miti del ‘900 per trasmettere agli spettatori l’inquietudine di un ragazzo come molti altri che possiamo anche chiamare Amleto.
Non c’è da stupirsi quindi se tra una battuta e l’altra sentiamo frasi tratte da Forrest Gump o dal film 300.
O se Paolocà in un momento della messa in scena, indossati parrucca bionda e vestito bianco, inizia a cantare “Happy Birthday Mr President”.
Tutti questi personaggi con una vita apparentemente perfetta avevano in realtà un dolore profondo che li ha portati al suicidio. Hanno provato la stessa sofferenza interiore che caratterizza Amleto.
Il senso di angoscia è espresso anche attraverso la scenografia. La parete frontale è occupata da una copia molto grande de “La camera di Vincent ad Arles” di Van Gogh, un altro tormentato protagonista del nostro secolo.
La linea nera che contorna gli oggetti favorisce una sensazione di inquietudine sempre crescente. Un elemento molto importante della scenografia è il Mac: chi pone le domande ad Amleto non è una persona reale, ma il suo pc.
In questo modo il regista riflette su un tema estremamente attuale, il rapporto con la tecnologia. La voce robotizzata fuori campo diventa protagonista, con l’attore, della scena.
Paolocà riscrive totalmente il testo shakesperiano: i servi parlano in romano, il linguaggio è semplice e corrente, conserva poco o niente del testo originale e taglia molte parti.
Ciò che rimane è l’impalcatura dell’opera: i temi universali. Shakespeare ci aveva parlato di odio, vendetta, amore, relazioni familiari e così fa l’attore. Amleto ama Ofelia, vuole vendetta per suo padre, prova odio per tutte quelle persone che sfruttano i più deboli e soprattutto non riesce a capire il comportamento di sua madre. Il regista lascia a noi il compito di interpretare quale sia il vero motivo del tormento di Amleto. Il motivo che, con lo spegnersi di una flebile luce rossa, lo porterà al suicidio.

Paola Arrigoni
Liceo Einstein