L’età proibita. Appunti biografici di Marguerite Duras – recensione di Martina Fontana

Redazione/ giugno 7, 2016/ I finalisti, I vincitori 2016/ 1 comments

Normalmente la bravura di un attore si riconosce dal modo in cui riesce a sostenere il palcoscenico, oppure tenere alta l’attenzione del pubblico, ma nel caso dell’attrice Maria Pilar Perez Aspa, non le si può riconoscere solo questo. Il grande lavoro individuale sul personaggio di Marguerite Duras e l’elaborazione di interviste e appunti, le hanno permesso di dar vita ad uno spettacolo leggero, ma sul quale ragionare tanto. Lo spettacolo L’età proibita. Appunti biografici di Marguerite Duras, è stato molto applaudito il 26 aprile al teatro Ringhiera di Milano. E’ stato interpretato interamente da Maria Pilar Perez Aspa nei panni stessi della Duras che trovandosi davanti ad un gruppo di giornalisti, sebbene inizialmente controvoglia, finisce per raccontare svariate vicende della sua vita, che le offriranno numerosi spunti per parlare di temi fondamentali come la dipendenza, l’amore, l’ignoranza umana, la condizione femminile…La scrittrice viene presentata come una donna scomoda, che non ha paura di mostrarsi per quello che è, mettendo in luce tanto la sua forza, quanto le sue debolezze, rappresentando forse così un prototipo di donna moderna, che agendo nei propri errori è comunque in grado di comprendere come le donne non vengano ascoltate e siano sottovalutate dalla stupidità dell’uomo, uomo che secondo lei è rimasto lo stesso dal Medioevo al 1900.
Come i bambini, gli uomini si credono dei grandi eroi, ma la donna è colei che è in grado di accoglierli, e che necessiti di essere idealizzata per uscire dal proprio guscio. Marguerite Duras racconta la sua storia travagliata, della sua dipendenza, delle sue storie di una notte o del grande amore che ha trovato in un uomo più giovane, della famiglia che non aveva più, della durissima cura per la sua malattia, creata e aggravata dall’alcol, e di come si sia abbandonata alla morte. L’atmosfera intima è resa alla perfezione dalle poche luci, usate anche come stratagemma per raccontare episodi o creare le ombre che la invadevano nei deliri dell’alcolismo. Prova su di sé lo scandalo che arrecava l’alcolismo di una donna, senza poterne uscire, perché nonostante fosse consapevole del fatto che l’alcol portasse a morire ogni giorno, compensava la mancanza di Dio, portando però gli uomini verso la follia.
Marguerite Duras scrive di sé, di quello che non ha vissuto, della sua visione del mondo e del mare. Lei osserva il mare e cerca di capirne le forme. Nella sua vita travagliata era forse l’unica cosa che la riusciva a rendere tranquilla. Geniale infatti la scenografia di Maria Spazzi, scarna nel suo insieme, composta da un divano coperto da un telo azzurro che si srotolava tra le bottiglie di vino svuotate. Quel divano, man mano privato dei suoi cuscini e materassi per poterli usare come scenografia dei pensieri e dei ricordi dell’autrice, diventa una barca di legno, che cullerà Marguerite Duras nella morte, su quel tessuto azzurro che improvvisamente diventa il mare che lei aveva tanto amato.

Martina Fontana
Liceo scientifico Albert Einstein

1 Comment

  1. Ho letto la critica di Martina Fontana. Bella ,asciutta ma attenta . Non ho visto lo spettacolo ma mi sembra che abbia colto tutti gli aspetti dal ritmo, alle luci che diventano scena, al travaglio della protagonista donna straordinariamente sensibile e intelligenti . Brava Martina

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