Recensione di Ottavia Carissimo, Collegio San Carlo: Corazòn Corazòn

Redazione/ giugno 5, 2015/ I vincitori 2015/ 0 comments

di Compagnia Bettini-Colombo-Molnàr
visto al Teatro Verdi

Silenzio in sala. Il primo personaggio, completamente vestito di nero, entra nel teatro e si siede tra il pubblico.
Inizia così lo spettacolo Corazòn, Corazòn: un’innovativa rappresentazione teatrale che riesce a far convivere la presenza dei burattini, spesso associati all’infanzia, con la storia quasi drammatica di una donna romana costretta a vivere il declino del proprio e affezionatissimo teatro. Già il fatto che si tratti di una vicenda avvenuta realmente muta il pregiudizio dello spettatore incline a considerare i burattini un elemento esclusivamente legato ad un mondo di fantasia, giocoso e ormai sorpassato. Essi assumono un ruolo significativo nella comprensione del personaggio della signora Morlupi, proprietaria del teatro. Sottolineano infatti la differenza del suo teatro sperimentale dal tradizionale teatro che ripete e ripropone le stesse storie, già masticate da tutti e spesso più facili da mettere in scena e far apprezzare. In ciò si può forse leggere il messaggio centrale dell’intero pezzo di teatro: una leggera accusa a chi non sa assaporare la novità teatrale, la storia che ancora non è stata raccontata, a cui bisogna prestare più attenzione perché non si ha più l’espediente del “tanto so già come finisce”. Un invito accattivante a saper cogliere il bello delle rappresentazioni che vanno un po’ fuori dagli schemi, ma che spesso fanno anche riflettere un attimo di più.

Corazòn, Corazòn mette in scena l’incontro tra due realtà apparentemente differenti fino ad arrivare ad una mescolanza degli aspetti principali di entrambe: attori e burattini collaborano, si affiancano in scena e interagiscono tra loro; la narrazione assume una connotazione scherzosa per divertire il pubblico e la Signora Morlupi sembra quasi essere lei stessa un burattino nei gesti e nei movimenti. Con l’arrivo dei burattini sul palcoscenico si ha quindi un aumento vero e proprio dei personaggi, non l’ingresso di ‘oggetti aggiuntivi’. Gli attori si sdoppiano con il ‘semplice’ cambiare della voce riuscendo così a dare unità alla storia.
Una positiva esperienza che fa riflettere sull’approccio che si ha nei riguardi di burattini, marionette e teatro sperimentale, non appoggiato da molti. E uno spunto per pensare a come ci si lascia travolgere dalle passioni fino a non accorgerci di ciò che ci accade attorno, proprio come nel caso della signora Morlupi.

Ottavia Carissimo

 

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