Recensione di Giulio Colombo Taccani, Liceo Tito Livio: il grande Mago

di Vittorio Moroni
visto al Teatro Franco Parenti

Il Grande Mago, colui che riesce a creare spettacolari creature di infinite forme, colori e sembianze. Colui che riesce a creare tutto ciò che desidera in un lampo, ma che a volte commette degli errori. Andrea si considera un errore, detesta il corpo nel quale vive, sa che dovrebbe appartenere ad un altro sesso. Lo spettacolo Il grande Mago narra attraverso numerosi messaggi, alcuni esplicitamente dichiarati da parte del protagonista mentre altri impliciti nelle numerosissime metafore, il lungo itinerario di Andrea, specialmente sul piano psicologico. Una vita vissuta nella passività e rassegnazione nel reagire, come un soprammobile trasparente, privo di colore e carattere, a volte baciato dalla luce ed altre volte costretto a vivere nel buio. Una vita nella quale i sentimenti vengono tenuti dentro ed imprigionati in una piccola scatola nera, una vita piena d’ amore, tristezza, delusioni e sentimenti estirpati e lavati via con l’ ammoniaca. Tutto questo è circondato in un abile gioco di luci che delinea i caratteri dei personaggi nei quali De Bei si scatena sprigionando tutta la sua espressività. L’ attore riesce a immergersi profondamente nel protagonista esponendone i sentimenti in un modo tanto nudo e crudo da sembrare quasi esagerato. Coraggiosissima la scelta di affrontare l’ argomento in modo tanto esplicito.

Giulio Colombo Taccani

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