Recensione di Doriana Balzano, Primo Levi di Bollate: lo splendore dei supplizi

di Fibre Parallele
visto al Teatro Ringhiera

L’ossimoro “Lo splendore dei supplizi” che troviamo nel titolo annuncia che si tratterà di uno spettacolo controverso.
A sinistra, poco più avanti del sipario, seduto su di un’antica sedia di legno scuro, vigila attento un boia incappucciato (Mino Decataldo). In un silenzio religioso ascolta e osserva, attendendo che i personaggi si puniscano autodistruggendosi.Vengono rappresentate quattro storie e i due attori (Licia Lanera e Riccardo Spagnulo) interagiscono tra di loro scambiandosi i ruoli di scena in scena. Quattro storie diverse ma per molti aspetti simili.

Una coppia siede su di un divano. Tra i due sposi c’è un gatto di peluche che di tanto in tanto miagola. In realtà moglie e marito non potrebbero essere più lontani. Sogni, speranze, propositi e un oceano li separano.
Un uomo, sul suo letto, interagisce con un pupazzo di stoffa. Parla con lui, quasi fosse la sua coscienza. Spenderà la pensione della defunta madre alle slot machines, e forse inconsciamente vorrebbe che il pupazzo glielo impedisse. A poco a poco affiorano la disperazione, la pena e la pochezza che caratterizzano la sua vita.
Un vecchio e una badante girano in tondo. Il vecchio si sporca, la badante pulisce, una pesante litania accompagna. Due operai rapiscono un vegano, scagliandogli addosso insieme a frutta verdura e qualche bistecca, sdegno, rancore e voglia di riscatto. Tutte le storie si concludono in maniera più o meno inaspettata. I personaggi, stanchi della vita che conducono, esplodono e prendono il sopravvento gli uni sugli altri. Si fanno del male a vicenda e si incolpano, senza comprendere che la causa della loro infelicità non risiede necessariamente solo negli altri. La piccolezza delle loro esistenze determinerà la loro fine.

Uno spettacolo molto potente: mostra la realtà nuda e cruda, senza mezzi termini. La pillola non viene assolutamente indorata. Dobbiamo ingoiarla così com’è. Attori camaleontici e in grado di trasmettere fino in fondo i sentimenti di angoscia e di disperazione provati dai vari personaggi. Sono stati magistrali nel calarsi nelle diverse realtà. Ho particolarmente apprezzato l’interpretazione della badante di Riccardo Spagnulo. Era perfettamente credibile in quel ruolo e per niente grottesco.

D’impatto e potente l’uso del dialetto nella scena del giocatore di videopoker. Non sarebbe stato possibile raccontarla meglio. Il personaggio rappresentato è ignorante, senza prospettive future, senza speranza e di certo la scena non avrebbe avuto la stessa portata emotiva e la stessa sincerità se l’uomo si fosse espresso in italiano. Interessante anche il contrasto tra situazioni di profondo terrore che caratterizzano alcune scene e la musica classica che si sente come sottofondo, come ad esempio alla fine della scena del giocatore: il personaggio è nudo, senza più nulla, insomma è disperato. La musica che lo spettatore sente è però piacevole e rilassante.

Da apprezzare sicuramente la volontà di creare una trasposizione fedele della realtà. Sono storie già sentite e viste, storie di ordinaria follia che non scandalizzano né stupiscono più nessuno. Episodi che non ci si meraviglierebbe di trovare nel tg della sera. Un connubio ben riuscito tra ironia tagliente e critica sottile ai costumi odierni, ai rapporti personali ma anche lavorativi. È uno spettacolo che vuole colpire nel segno e farci riflettere con una maggiore consapevolezza su tematiche che potrebbero rivelarsi familiari, che potrebbero riguardarci direttamente.
Duro, forte, comico e a tratti tragico (quando la miseria dei personaggi emerge): da vedere e apprezzare.

Doriana Balzano