Recensione di Chana Katri, Scuola Ebraica: Il grande mago

di Vittorio Moroni
visto al Teatro Franco Parenti

“Ho deciso di iniziare il viaggio!” così dice Andrea, il protagonista di quindici anni in cerca della propria identità.
Il testo del Il grande mago di Vittorio Moroni, tratto da una storia vera, è stato trasformato in drammaturgia da Giuseppe Marini.
È uno spettacolo vero e vivo che riesce a farci sentire il disagio, le sofferenze e gli ostacoli che affronta l’attore Luca De Bei con la sua immensa bravura.

È la storia di un figlio, un padre, un lavoratore, un uomo qualunque, al cospetto di un Dio, il grande Mago che spesso subisce delle lamentele e delle preghiere dal protagonista. In questo monologo si incontrano molti problemi che si affrontano nell’adolescenza, come la mancanza di conoscenza di se stessi, sentirsi talvolta un errore che in alcuni casi porta a dei cambiamenti nella propria vita.
Andrea, la futura Aurora, si sente estraneo nel proprio corpo e riconosce di non essere come gli altri ragazzi, così inizia un lungo percorso alla ricerca della sua vera identità e riesce a varcare i confini del sesso originario approdando alla transessualità. La storia non si concentra solo sul cambio di sesso, ma più che altro sulle reazioni degli altri e sull’effetto che esse hanno su Aurora. La ‘nuova’ protagonista, durante questo viaggio è completamente sola e incontra vari ostacoli: il licenziamento dal negozio di scarpe, i pregiudizi delle persone e dei familiari, le perplessità del figlio Simone e le impreparazioni di portata somatica.
L’attore solamente con una sedia è riuscito a crearsi vari ambienti e varie situazioni l’una differente dall’altra caratterizzate dall’ansia, dalla paura di non essere accettati, dalla nostalgia e dalla voglia di non essere più un errore creato dal grande Mago, ma di sentirsi bene con se stesso.

Lo spettacolo descrive il mondo della transessualità dando importanza ai costumi, alle gestualità del protagonista e alla musica che accentua i momenti. La regia si concentra inoltre sul linguaggio del corpo e sulla voce dell’interprete che cambia dal tipo di situazione. L’attore è riuscito ad attivare in me l’immaginazione e spesso sono anche riuscita ad immedesimarmi in tutti quei problemi che si incontrano nell’adolescenza come la ricerca della propria identità.
Spettacolo da non perdere!

Chana Katri

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