Recensione di Riccardo Banfi, Liceo Cremona: Le Grandi Dionisie

a cura della non-scuola del Teatro delle Albe e Olinda
visto presso il Teatro laCucina di Olinda

“A me non piace il teatro”. Forse è questo il primo pensiero che mi è passato per la testa appena sono arrivato al complesso dell’ex manicomio Paolo Pini. Non vado spesso a teatro, se non quando si tratta di occasioni particolari, ma devo dire che la sera del 31 marzo sono tornato a casa con una “faccia diversa”, un sorriso sulle labbra che dimostrava quanto il lavoro e l’allestimento realizzati dagli attori della non-scuola mi abbiano entusiasmato.

Lo spettacolo si teneva al Teatro laCucina, dotato di una sala, certamente non delle più appariscenti, ma sufficiente a creare quell’atmosfera accogliente che tutti quanti si aspettano in uno spettacolo teatrale. Gli attori del progetto non-scuola, sostenuti dalla famosa compagnia del Teatro delle Albe con sede a Ravenna e vincitrice del premio Ubu (oscar del teatro italiano), hanno messo in scena uno spettacolo composto da due opere greche, non rappresentate tuttavia interamente: sono state tratte infatti alcune scene dalla tragedia Le Baccanti di Euripide, e alcune dalla commedia Donne al parlamento di Aristofane. Entrambe le opere sono state in parte riscritte, modificando la trama, poiché l’obbiettivo del progetto, che coinvolge adolescenti di diversa provenienza, è quello di reinventare i testi della tradizione teatrale attraverso il filtro dell’immaginazione e delle suggestioni che essi evocano. Ciò potrebbe essere stato usato come scelta stilistica, con l’intenzione di far divertire il pubblico piuttosto che di illustrare nei minimi dettagli le vicende, perché alla fine, come anche gli attori che abbiamo incontrato nel pre-serata ci dicevano: “Uno spettacolo non è riuscito bene se il pubblico non si è divertito!”

Abbiamo dunque assistito all’intrecciarsi di due diverse vicende, entrambe coinvolgenti e ben strutturate: da un lato un tirannico sovrano che vuole avere il controllo su tutto e tutti, compreso il dio del vino Dioniso, ma che, infine, spinto dalla curiosità di scoprire i sacri culti dionisiaci, verrà ucciso dalla potenza e dalla forza del dio stesso; dall’altro un gruppo di donne furbe e intelligenti che tentano con imbrogli di impadronirsi del parlamento per imporre le proprie leggi; il tutto addolcito da una nota di ironia e umorismo, fondamentale per intrattenere piacevolmente il pubblico.

Se però ora vi ricordassimo che tutto ciò è stato messo in scena da ragazzi più o meno della nostra età, chi un po’ più grande, chi invece decisamente molto più piccolo, come ad esempio la piccola Alessia, e per di più anche di nazionalità differenti, rimarreste senza parole. Si tratta, infatti, di giovani dotati di una così grande passione e capaci di lavorare così bene in gruppo da lasciare quasi stupiti, come avviene nelle coreografie danzate, dove questa caratteristica emerge particolarmente.
Il merito va, ovviamente, soprattutto ai promotori, che sono stati capaci di tenere unito questo gruppo e far appassionare sempre di più anche i ragazzi che forse non erano molto convinti della scelta di fare teatro.

Quando dunque si è consapevoli di ciò, si riesce anche a sorvolare su alcuni piccoli difetti presenti nello spettacolo, nei costumi, nella sceneggiatura, nella scenografia; oppure, a pensarci bene, forse, alcuni non erano veri e propri difetti, ma semplicemente scelte del regista, come l’assenza del sipario a dividere attori e pubblico, che non rientravano nell’ idea di teatro a cui siamo tradizionalmente abituati. L’effetto è stato quello di ottenere un maggior coinvolgimento perchè si era solo concentrati sul messaggio che gli attori stavano cercando di trasmettere. Credo che alla fine sia proprio questo l’obbiettivo di qualsiasi rappresentazione teatrale , ovvero quello di farci rimanere dentro qualcosa: un bel ricordo, una scena ben realizzata o più semplicemente un’ inaspettata voglia di ritornare a teatro.

Le gradinate piene di gente, l’ambiente caloroso, il pubblico che si divertiva e ragazzi che ci mettevano l’anima sul palco come se fosse per dei calciatori la finale di Champions League. Posso dire ora: “A me piace il teatro” e dopo questa serata credo proprio di non essere l’unico ad aver cambiato idea.

Riccardo Banfi

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