Le grandi Dionisie

index“A me il teatro non piace!”

Una minuscola bocca lancia un grido di una potenza inaspettata.

“Il teatro mi fa schifo!” Non c’è niente da fare: alla piccola Alessia l’idea di stare seduta per lunghe ore a guardare un palco e una manciata di attori proprio non va. A nulla valgono rimproveri e minacce: quel mondo resta estraneo e noioso, separato da una distanza incolmabile fatta di convenzioni e concetti astratti.

 

Il momento è irrisolvibile se non fosse per l’intervento divino di un baldanzoso Dioniso che, da buon deus ex machina, cerca di ricomporre l’ordine delle cose. Il teatro è festa per la mente e per il cuore – spiega – il teatro è un gioco e come tale deve appartenere a tutti, come ai tempi dell’antica Grecia quando il popolo accorreva alle Grandi Dionisie.

In questa diatriba, quasi fosse una partita, scendono quindi in campo i due attaccanti migliori, gli specialisti della commedia e della tragedia: Aristofane ed Euripide si sfidano a colpi di morra cinese sotto i divertiti occhi a mandorla della piccola Alessia. Carta. Forbice. Saranno prima le Baccanti e poi Le donne al parlamento ad affrontare la sfida del palcoscenico, per dimostrarle che il teatro continua a vivere e a parlare alla gente.

 

Le Grandi Dionisie nella versione della non-scuola del Teatro delle Albe ci catapultano in una realtà parallela, dall’altra parte dello specchio. Nella lingua e nelle manie di ogni personaggio ci si riconosce non senza stupore: davvero il mondo è cambiato così poco? Mutati i dialetti, attualizzati gli abiti, c’è davvero poca distanza tra gli Ateniesi del V secolo e i ragazzi che oggi interpretano e osservano gli spettacoli.

 

Sul palco si concretizza il percorso che questi giovani attori hanno fatto nei lunghi mesi di prove, aprendo i testi dei grandi drammaturghi del passato e scomponendoli, analizzandoli, calandoli nella realtà contemporanea per poi ricostruirli scena per scena. Due spettacoli che sono dei classici, perché ci parlano sempre, in qualsiasi periodo storico vengano messi in scena, di questioni irrisolte, di politica, uguaglianza di genere, follia e libertà.

 

Il ritmo è frenetico, e anche in molti momenti di quella che è una delle tragedie più dure di sempre, la risata fa capolino, aperta e liberatoria. I momenti corali si alternano rapidamente a scene interpretate al massimo da due o tre attori, ciononostante l’energia vitale, vera protagonista dell’intera serata, rimane invariata e sempre ad altissimo livello. Si tratta di una forza tanto sincera che non si arresta nemmeno quando la piccola Alessia finalmente ammette “A me piace il teatro!”, un’energia tanto potente da travolgere qualunque barriera. Uno spettacolo così non può finire col buio in sala: abbattuta la quarta parete, tutto il pubblico viene trascinato sul palcoscenico per ballare, uniti, in onore di Dioniso, il dio del teatro e degli adolescenti.

 

Chiara Marsilli

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