A scuola di critica

Redazione/ marzo 31, 2015/ Archivio/ 0 comments

lezione criticaEntrare in una classe del liceo è come fare un tuffo nel passato: i banchi, la prof con il registro in mano che sgrida senza essere ascoltata, gli zaini buttati per terra con disordine… Alcune cose non cambiano mai, però si fatica a ricordare quali erano le emozioni e le idee che si avevano a quell’età. Alcuni studenti ridacchiano, altri guardano il cellulare, uno gioca con la penna.

Un tuffo nel passato, ma dalla parte degli adulti e per parlare di teatro con Maddalena Giovannelli di Stratagemmi – Prospettive Teatrali, una delle associazioni che ha organizzato Acrobazie Critiche. Le sue sono lezioni-performance per preparare i ragazzi delle scuole di Milano e dell’hinterland all’avventura di questo festival, per far sì che possano guardare al teatro con occhio vigile e attento, per offrigli una prospettiva più consapevole sul mondo che ci circonda. Certo, bisogna essere abili per tenere alta l’attenzione e la voglia di partecipare a queste lezioni, è necessario prima di tutto mettere i ragazzi a proprio agio, fare domande su film e attori, coinvolgerli nei diversi discorsi.

Cosa sanno i ragazzi di teatro?
Cosa sapevamo noi a diciassette anni di teatro?
E da dove si comincia a parlare di teatro?

Il punto nevralgico e cruciale, come quando si scrive una recensione, è l’incipit. Da lì i ragazzi sanno se continuare a darti ascolto oppure no. Iniziamo dalle due figure cardine, il regista e il drammaturgo, che i nostri giovani uditori hanno più volte chiamato sceneggiatore. Qualche occhio si illumina e non si stacca più dalla professoressa che parla di teatro, di quel mondo poco conosciuto, ma in grado di catturarti, intrappolarti, immergerti. Qualcuno segue, è attento, e partecipa. Il confronto con il cinema aiuta molto, fa sentire i ragazzi più vicini a quello che si sta dicendo. Kubrick, poi, lo conoscono, hanno visto Arancia Meccanica, ma Birdman e il suo recente Oscar non sanno cosa siano. “Il metateatro?” “È l’oltre il teatro”, dicono alcuni. “Un esempio di metateatro?” “Pirandello”, “E poi?” “Shakespeare”. Le risposte sono decise, mentre le docenti mettono le mani avanti garantendo di aver fatto il loro dovere. “Un rito della nostra società?” “La fioritura dei ciliegi”, risponde una ragazza sicura di sé tra le risate della classe. “Un genere cinematografico che si rivolge al pubblico?” “Il documentario”, accenna una voce timida. Bene, i presupposti ci sono.

A un certo punto, dalla destra della seconda fila in una piccola aula del liceo del conservatorio, è un ragazzo ad avanzare una domanda: “Ma chi legge le recensioni è influenzato sull’andare o no a vedere uno spettacolo?”

La domanda è interessante. Non tanto per la risposta che il diciassettenne si aspetta, ma per la capacità di analisi che presuppone la domanda stessa: il saper cogliere quelli che sono i fini ultimi di un compito che gli è stato dato, quello cioè di scrivere una recensione teatrale, o meglio un articolo di critica.

Scrivere una recensione a cosa serve? Chi la legge?

Il dibattito sarebbe troppo lungo per poter essere esaurito in pochi minuti di lezione in classe, ma le osservazioni che si riescono a fare sono comunque quelle che fanno uscire dall’aula contenti, sapendo di aver trasmesso qualcosa, o perlomeno di aver acceso una luce, aver dato un input sul quale riflettere.

Nessuno tra questi liceali legge recensioni teatrali e pochissimi vanno a teatro, ma l’intento resta saldo: far vedere che esiste un mondo, che non è obsoleto e noioso, ma che può far ridere, emozionare e riflettere. Un ambito sul quale poi si possono esprimere opinioni che vadano oltre al semplice “mipiace-nonmipiace”, opinioni che si basano su criteri tecnici e elementi argomentativi per i quali bisogna essere preparati e attenti.

L’ora passa in fretta, le nozioni date sono tante: regia, drammaturgia, scenografia, costumi, musica, attori, il teatro come rito, Peter Brook e il suo Lo spazio vuoto, l’esigenza di rifondare il ruolo dell’attore, il training fisico e il momento di rivolta, il rapporto con lo spettatore e infine la critica e quello che loro, gli studenti, sono chiamati a fare. Qualche accenno sullo spettacolo che andranno a vedere, qualche consiglio e poi si esce di scena. Ci si rivede a teatro, pronti ad essere osservatori critici.

Giulia Alonzo

 

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