Recensione di Alma Pandini, Liceo Classico Parini: La Gabbia (figlia di notaio)

la-gabbia-(figlia-di-notaio)_20131111 (1)La Gabbia (figlia di notaio)

di Stefano Massini

regia di Renato Sarti

visto al Teatro della Cooperativa

 

Sul palco si incontrano una madre e una figlia dopo undici anni di silenzio. La prima è una scrittrice, furba e supponente. La seconda una brigatista, rinchiusa in prigione.
Il silenzio che le ha divise non solo durante quegli anni, ma per tutta la durata del loro precedente rapporto, le lega fin da subito in una delle tante gabbie mostrateci dal testo e dalla scena, conquistandosi il ruolo di protagonista non dichiarato.
I pochi oggetti scenici che le circondano, freddi e metallici, sono atti a creare una gabbia materiale e un terreno di scontro fra le due. La musica, quasi assente, cambia l’atmosfera, ora caricandola di tensione, ora rendendola sospesa. E se ad essa è affidato il ruolo di sottolineare il contrasto fra le protagoniste, è la luce che invece evidenzia i punti d’incontro.
Mentre le due parlano, calibrando attentamente le parole, mantenendosi sulle proprie posizioni senza ascoltarsi vicendevolmente, la luce è bassa; non si preoccupa di dare alcun colore alla scena, fino al momento in cui una delle protagoniste riesce ad uscire da una delle gabbie che la separa dall’altra –  in cerca di un confronto più concreto o spinta dalla necessità di comunicare qualcosa di vero. Quando questo accade la luce si punta con prepotenza sui volti delle due donne, senza lasciar loro alcuna via di fuga dalle parole che pronunciano e quindi dalla loro stessa sincerità.
Queste particolari scelte registiche evidenziano le innumerevoli gabbie che il testo fa solo percepire, presenti fra le due donne in modo contreto o immateriale.
Ogni mossa sottolinea la difficoltà di un rapporto nel quale entrambe le parti si sentono deluse e temono di scoprirsi in torto. Pare quasi che l’ultima cosa che rimane loro sia la certezza di essere coerenti con la personalità che si sono costruite in base ai principi o ai modelli che hanno adottato quando ancora potevano scegliere, prima di quell’incontro,  anche se queste personalità statiche e prive di capacità di confronto, riescono solo a frenare dannosamente ciò che vorrebbero essere e che sono.
Questi loro tratti caratteriali le rendono personaggi forti, che prendono tutta la scena e tuttavia profondamente comuni, anonimi, rappresentativi di un’intera classe sociale: la madre, la figlia. Il loro rapporto è pregno di problematiche che si riscontrano quotidianamente in questo tipo di relazione.  Ambedue si sentono incomprese, giudicate e violate nel loro voluto silenzio.
I discorsi delle protagoniste, portati all’estremo dal contesto, ma profondamente comuni, allertano il pubblico e lo sensibilizzano all’importanza del ritrovamento dell’umanità e della comunicazione reale fra le persone.
Conclusosi lo spettacolo, si ha l’impressione di essere stati colpiti da un pugno. Poche cose che trasmettono molto, dettagli che diventano fondamentali, parole che si rivelano coltelli.
Tuttavia, nonostante l’evidente proposito di evidenziare un contrasto profondo, ripensando alla recitazione delle due attrici non si può non notare un modo di lavorare profondamente diverso: l’attrice che interpreta la madre recita in modo naturale e verosimile, mentre la figlia è interpretata in modo più impostato, costruito e teatrale.  In qualche modo però è proprio quest’ultima che riesce a trasmettere l’essenza del suo personaggio. I gesti precisi e calcolati, gli sguardi che, sebbene rivolti alla madre, perforano profondamente la mente del pubblico, ogni minimo dettaglio che l’attrice mette in evidenza, sono perfetti per quel momento, giusti per quella situazione e efficaci più che ogni spiegazione esplicita ai fini di una comprensione completa dello spettacolo.
L’attrice ci mostra senza nascondere nulla uno specchio della realtà e ci dice che questa stessa realtà è costruita, è falsa ed è vuota, sottolineando ancora una volta l’assenza di umanità che caratterizza il nostro modo di vivere.

 

Alma Pandini