Recensione di Luca Marannino, Liceo Classico Berchet: Cassandra

ida marinCassandra

di Christa Wolf

regia di Francesco Frongia

visto al Teatro Elfo Puccini

 

Dare voce alla donna che non era mai stata ascoltata. Forse era questo lo scopo principale della scrittrice tedesca Christa Wolf quando nel 1983 pubblicò il breve romanzo-monologo “Cassandra”, in cui la sacerdotessa, figlia di Priamo, prossima alla morte, racconta la propria storia e forniva la propria personale versione sulla guerra di Troia.
Oggi il testo della Wolf rivive grazie ad uno spettacolo in programma al teatro “Elfo Puccini” di Milano dal 5 al 23 marzo. Il registra Francesco Frongia e l’attrice Ida Marinelli si sono infatti cimentati nell’impresa di costruire uno spettacolo teatrale a partire dal testo dell’autrice tedesca scomparsa nel 2011. Impresa non semplice, visto che si è trattato di rendere fruibile un testo letterario e non sempre di immediata comprensione, un testo da meditare più che da recitare insomma. Inoltre bisogna ricordare che il personaggio di Cassandra assume un ruolo piuttosto marginale all’interno del mito greco rispetto ad altri personaggi femminili, almeno nell’immaginario collettivo Se si esclude, infatti, il dettaglio, noto ai più, della capacità di prevedere il futuro (ma di non essere creduta), Cassandra risulta in genere più lontano di altri protagonisti ed eroi per un pubblico contemporaneo.
La scelta operata dalla regia è stata quella di mantenere la forma del monologo “interiore” (nella traduzione di Anita Raja), inserendo al contempo una scenografia per certi versi “parlante”, o quanto meno evocativa, che consentisse alla protagonista di catalizzare l’attenzione dello spettatore. Così una barchetta di carta che galleggia sull’acqua si trasforma nella nave di Enea che si allontana da Ilio, oppure un cavallo di Troia improvvisato viene sfruttato come cantuccio in cui “rifugiarsi” per continuare a raccontare. Rilevante anche l’uso del video, che in alcuni momenti chiave della rappresentazione crea un particolare sdoppiamento nel personaggio in scena. Un continuo sottofondo musicale, mai troppo invasivo, pervade tutto lo spettacolo, creando un effetto “cinematografico” che aiuta Ida Marinelli-Cassandra a sostenere senza problemi il lungo monologo. Dal punto di vista teatrale Frongia e la Marinelli hanno insomma vinto la loro sfida, riuscendo a trasformare un racconto destinato alla lettura in uno spettacolo ricco di simboli e non ostico per gli spettatori.
Resta il personaggio di Cassandra in tutta la sua complessità (almeno come viene presentata dalla Wolf, che opera una evidente rielaborazione dei cenni mitici di Omero, Eschilo, Euripide). Ella, nel rivivere col pensiero la propria vita a partire dall’infanzia per approdare alla guerra di Troia, solleva molte tematiche impegnative e difficili da analizzare pienamente in un solo spettacolo. Si va dal rapporto con il divino (in particolare con Apollo) all’amore giovanile e impossibile per Enea, dal contrasto con la società alla capacità di vedere il futuro, dal rapporto con la famiglia (Ecuba e Priamo sono spesso in primo piano, come anche il fratello Troilo o la sorella Polissena) alla guerra ovviamente, alla morte ineluttabile che attende Cassandra.
Ciò che colpisce però maggiormente (cosa che Ida Marinelli riesce bene a trasmettere, aiutando il pubblico a rivivere con lei i vari episodi della vita di Cassandra) è il fatto che tale personaggio sia sempre come tra due poli che la attraggono. È come se la Cassandra protagonista della propria storia al contempo agisse e “fosse agita”: ama Enea, ma deve abbandonarlo; si nega ad Apollo, ma è sacerdotessa; entra in conflitto con il padre che vuole la guerra, ma dimostra un profondo legame per la famiglia e la terra natale; vuole vivere, ma deve morire. Non si tratta più del semplice contrasto tragico tra volere umano e Fato, ma di un continuo dissidio che ben rappresenta una condizione dell’umanità contemporanea, in particolare di un mondo femminile troppo spesso privato di quell’ascolto e di quella valorizzazione necessaria affinché si approdi davvero ad una società di eguali, abbandonando per sempre quella che la stessa Christa Wolf, nelle “Premesse a Cassandra”, definiva “società patriarcale e gerarchica”.

 

Luca Marannino